Questo spazio è per perdersi in chiacchiere: come attorno al tavolo, quando la cena non vuole saperne di concludersi perchè un discorso tira l'altro e gli amici ci rallegrano il cuore. È per perdersi in chiacchere di tango: quello danzato, ma anche quello suonato, ascoltato, scritto, letto, guardato, sognato, vissuto e raccontato. Vorremmo discorrerne qui senza fretta, che è la nemica di ogni approfondimento e di ogni approccio divertente alle cose, per scoprirne con voi soprattutto gli aspetti curiosi ed insoliti, e parlandone in modo leggero e giocoso (ma non superficiale).
Sospendiamo per un istante il thread sui tanghi stupefacenti (che riprenderemo tosto tra qualche settimana) e cambiamo argomento, distraendoci un pochino con qualcosa di completamente diverso, ma di altrettanto insolito, e forse anche più “allucinogeno” … ;)
L’idea di fare un post in collaborazione con lui è nata QUI, sul blog di Agata. Lui, è Mario Cambiaghi: uno dei personaggi più curiosi e particolari del web e dei pisos del tango, sia di qui che di là dall’oceano. Da alcuni amatissimo, da altri detestato, di certo mai indifferente e mai neutrale.
Oltre ad esssere dotato di un eccezionale senso dell’umorismo è anche il felice proprietario di una delle più grandi collezioni al mondo di Cumparsite e di tanghi eccentrici, e ci ha inviato questa:
LA CUMPOLACCA
Lasciamo senz’altro a lui la parola e le briglie di questo post, perché ce la spieghi, ce la illustri e “ce la racconti" come solo lui sa fare… ;)
(Cari lettori: tutto il sugo di questo post, più che nel post stesso, sta nei commenti qui sotto.
Non accontentatevi di sorbirvi velocemente una minestrina scondita:
leggeteveli e, soprattutto, ascoltateveli tutti!)
Sempre un po’ in ritardo con gli aggiornamenti del blog speriamo di farci perdonare dai nostri affezionati lettori con questa autentica curiosità tanguera che l’insostituibile
Gino Pastore ha messo a nostra disposizione per condividerla con tutti voi
(grazie Gino).
Si tratta di uno dei quattro brani che Dizzy Gillespie registrò con l’orchestra di Osvaldo Fresedo al Rendez-Vous di Buenos Aires, durante
il suo tour in Sud America del 1956.
Gillespie arrivò nella capitale argentina a fine luglio, per suonare in una serie di concerti al Teatro Casino della calle Maipu e subito chiese di essere messo in contatto con qualche musicista di tango.
Lo stravagante Dizzy già aveva mostrato interesse per la musica latino americana lavorando con le percussioni cubane una decina di anni prima, e comunque la sua curiosità musicale non conosceva limite.
Fresedo, per parte sua, aveva già assaggiato il jazz nel suo viaggio in Nord America del 1920, ed è nota la sua passione per le sperimentazioni di ogni tipo e per l’utilizzo di strumenti inconsueti nelle sue formazioni - ciò che le rese immediatamente distinguibili da ogni altra. Quando gli presentarono Gillespie non gli parve quindi vero di poter contare sull’insolito ed eccezionale contributo di una tromba di quel calibro, anche solo per poco.
Venne dunque informalmente organizzata una registrazione dal vivo durante una delle abituali esibizioni di Fresedo al Rendez-Vous: formidabile evento al quale i fortunati avventori di quella sera si trovarono ad assistere del tutto inaspettatamente.
La registrazione fu effettuata in maniera un po’ casalinga, con l’impianto portatile che potete vedere in primo piano nella fotografia qui in basso, e non si può dire che l’amalgama musicale che ne risultò sia perfetto: qualcuno lo ha definito come qualcosa che in virtù del talento dei due protagonisti non scade mai nel kitsch, ma che tuttavia emana a tratti un’atmosfera vagamente bizzarra, a metà tra l’hollywoodiano e il messicano, anche se nel complesso il risultato è innegabilmente interessante e percorso da una notevole intensità.
Il maggior pregio di queste registrazioni, però, sta da una parte nel carattere di autentico e disinteressato dialogo culturale che le attraversa, dove ognuno ascolta lo stile dell’altro senza abbandonare il proprio, e dall'altra nell’allegria che si sprigiona da esse e nella quale musicisti e pubblico, entusiasmandosi vicendevolmente, si abbandonarono a quell’improvvisato "concerto per tromba ed orchestra di tango".
I brani registrati in quell'occasione, oltre ad ADIOS MUCHACHOS, di Sanders, che vi abbiamo proposto per intero, furono: VIDA MIA, di Fresedo, PRELUDIO Nº 3, di Pansera e CAPRICHO DE AMOR, di Pérez Prechi, dei quali vi offriamo invece soltanto un assaggio.
Esiste infine un aneddoto, su questo episodio, che non rinunciamo certo a raccontarvi: pare che per il giorno fissato per la registrazione Gillespie abbia domandato di poter trovar pronto davanti alla porta del proprio albergo un cavallo e che su di esso, perfettamente vestito da gaucho, abbia percorso tutta la strada che lo separava dal Rendez-Vous, presentandosi in questo modo, e del tutto a suo agio, al famoso locale di Fresedo.
È un vero peccato non avere nessuna fotografia che testimoni questa circostanza, e vi invitiamo dunque a fare un piccolo, ma proficuo, sforzo di immaginazione! ;))
Dizzy Gillespie con Osvaldo Fresedo (sulla sinistra) e la sua orchestra,
al Rendez-Vous in quella famosa sera del 1956
VIDA MIA (Osvaldo Fresedo)
interpreta: Orquesta Osvaldo Fresedo con Dizzy Gillespie
(Ringraziamo l'amico Seta.Cuoioper la versione integrale di VIDA MIA.) :)
Aggiornamento di lunedì 11 giugno
È vero, "questo post sta dando frutti", come dice Chiara ;) : gli amici di TangOblivion sono riusciti (incredibile, ma vero) a scovare la foto di Gillespie che si veste da gaucho prima della registrazione con l'orchestra di Fresedo, dimostrandoci che la realtà a volte può davvero superare ogni fantasia!
Bene, potete anche far riposare la vostra immaginazione, ora. ;)
(Da notare l'espressione sconvolta del violinista, mentre osserva la scena... ) :)))
Dizzy vistiéndose de gaucho antes de tocar con la Orquesta de Osvaldo Fresedo, Boite "Rendez Vous,Buenos Aires, Julio de 1956. Foto UNICA de la coleccion de Edgardo Falero (Canelones, Uruguay)
(foto e didascalia tratte dalle immagini di SIBEMOLFOTOS, su flickr)
Ventidue anni orsono, il 18 Novembre del 1984, moriva Osvaldo Fresedo, uno dei massimi esponenti della storia musicale del tango, al quale, esaudendo il desiderio del nostro amico Felipe,
rendiamo qui omaggio.
Fresedo se ne andava dopo una carriera artistica lunghissima, di oltre settant’anni, durante la quale suonò con figure fondamentali, quali Cobián
e De Caro, contribuendo con essi in maniera determinante a quell’evoluzione dello stile che segnò il passaggio
tra “vecchia”e “nuova guardia”.
Con i suoi arrangiamenti eleganti, che seppero
accompagnare anche la voce di Gardel e
che fecero apprezzare alle classi agiate il sentimento
popolare del tango, influenzò moltissimo Carlos di Sarli, che in gioventù aveva fatto parte
di una delle sue orchestre.
Fresedo amava la sperimentazione: ebbe l’audacia di introdurre nelle sue formazioni strumenti inconsueti per un'orchestra tanguera, come l’arpa, il vibrafono, la batteria e fu tra i primi ad includere nel suo repertorio temi di avanguardia, come quelli composti da Piazzolla, mentre nel 1956 registrò due dischi con il trombettista jazz Dizzy Gillespie.
Ciò che però forse molti non conoscono è la passione che Fresedo aveva per l’aviazione: ottenne il suo brevetto di pilota nel 1923 e nello stesso anno registrò il tango: “La Ratona”, dedicato al suo istruttore di volo Eduardo Olivero e al suo aereo, che portava quel nome. Un altro tango composto da Fresedo e dedicato
“A los soñadores del aire”,
fu: “Desde las nubes”, che fu cantato per la prima
volta da Azucena Maizani per il ballo degli aviatori al Teatro Ópera.
Ci sarebbe piaciuto farvi ascoltare
proprio uno di questi tanghi, ma non
siamo riusciti a trovarne una copia (qualcuno di voi, lettori, li ha?).
In alternativa abbiamo dunque deciso di allietarvi con “EL ONCE”, uno tra i brani più belli di Fresedo, in questa versione che troviamo interessante per la particolare evidenza del vibrafono e della batteria all’interno dell'orchestra. Aguzzate l’udito e gustatevi questa sonorità decisamente inconsueta, mentre cercate di scoprire quale sia Fresedo, tra i quattro curiosi personaggi raffigurati nella foto qui a fianco. ;-)
EL ONCE, di Osvaldo Fresedo
suona: Osvaldo Fresedo y su orquesta
SORPRESA:
la nostra amica Katia, ballerina e musicalizadora che ci legge dall'Australia,
ha trovato LA RATONA! Come abbia fatto non lo sappiamo, comunque, a giudicare dalla qualità dell'audio e dal "friggere" del disco, si direbbe trattarsi proprio della registrazione originale del 1923, quella di cui si parlava più sopra.
Davvero molto interessante, grazie di cuore Katia! :-)
LA RATONA, di Osvaldo Fresedo
Suona: Osvaldo Fresedo
Nel clima euforico di questi mondiali di calcio viene
spontaneo pensare che, da quando esistono, il tango e il gioco del calcio sono sempre stati le due più grandi passioni del popolo argentino.
Un personaggio, in particolare, incarnò perfettamente questa doppia vocazione: si tratta di Raimundo Bibiani Orsi. Avete mai sentito parlare di lui?
Naque nel 1901 ad Avellaneda da genitori genovesi; suo fratello Máximo era compositore e paroliere ed egli fu violinista precoce e di talento: suonò nell’orchestra di Francisco Canaro ed in altre formazioni, fino ad arrivare a dirigere un suo proprio gruppo di tango ed a comporre anche alcuni pezzi. Fu però, anche, uno dei calciatori più famosi e pagati degli anni trenta e una delle migliori ali sinistre di tutti i tempi: per il suo talento sportivo fece parlare di sé il mondo intero. Raimundo Orsi, detto “Mumo”, cominciò la sua carriera di calciatore nella squadra argentina dell’Independiente, ma fu presto notato per il suo straordinario talento dai dirigenti della Juventus che lo ingaggiarono nella squadra torinese, dove giocò dal 1929 fino al 1935. Più volte capocannoniere bianconero, in quegli anni, contribuì in maniera determinante alla conquista dei cinque famosi scudetti del quinquiennio d’oro della Juve (1930/1935) e con il suo stile da fuoriclasse fece innamorare di sé i tifosi italiani. Possedeva un gioco elegantissimo, una rapidità non comuni e all’epoca era considerato un vero prodigio calcistico, un artista del pallone: una specie di Maradona. Naturalizzato Italiano fece anche parte della Nazionale Azzurra che nel 1934 vinse la coppa del mondo.
Non dimenticò tuttavia mai la passione per la musica e per il tango e si narra che non perdesse mai occasione di suonare. Un aneddoto riportato dalla stampa dell’epoca lo ritrae ad una festa ove si era recato insieme ai compagni di squadra: insoddisfatto della musica proposta quella sera dall’orchestra, afferrò un violino e cominciò senza alcuna inibizione a dare a tutti i presenti un saggio del proprio repertorio tanguero.