Questo spazio è per perdersi in chiacchiere: come attorno al tavolo, quando la cena non vuole saperne di concludersi perchè un discorso tira l'altro e gli amici ci rallegrano il cuore. È per perdersi in chiacchere di tango: quello danzato, ma anche quello suonato, ascoltato, scritto, letto, guardato, sognato, vissuto e raccontato. Vorremmo discorrerne qui senza fretta, che è la nemica di ogni approfondimento e di ogni approccio divertente alle cose, per scoprirne con voi soprattutto gli aspetti curiosi ed insoliti, e parlandone in modo leggero e giocoso (ma non superficiale).
Sospendiamo per un istante il thread sui tanghi stupefacenti (che riprenderemo tosto tra qualche settimana) e cambiamo argomento, distraendoci un pochino con qualcosa di completamente diverso, ma di altrettanto insolito, e forse anche più “allucinogeno” … ;)
L’idea di fare un post in collaborazione con lui è nata QUI, sul blog di Agata. Lui, è Mario Cambiaghi: uno dei personaggi più curiosi e particolari del web e dei pisos del tango, sia di qui che di là dall’oceano. Da alcuni amatissimo, da altri detestato, di certo mai indifferente e mai neutrale.
Oltre ad esssere dotato di un eccezionale senso dell’umorismo è anche il felice proprietario di una delle più grandi collezioni al mondo di Cumparsite e di tanghi eccentrici, e ci ha inviato questa:
LA CUMPOLACCA
Lasciamo senz’altro a lui la parola e le briglie di questo post, perché ce la spieghi, ce la illustri e “ce la racconti" come solo lui sa fare… ;)
(Cari lettori: tutto il sugo di questo post, più che nel post stesso, sta nei commenti qui sotto.
Non accontentatevi di sorbirvi velocemente una minestrina scondita:
leggeteveli e, soprattutto, ascoltateveli tutti!)
L’amico Jorge - l’ottimo PUNTO Y BRANCA - ci invia e mette a disposizione nostra e di tutti voi questo singolare tango: davvero una perlita!
CANTO DE LUNA (Cocaina en flor) -1935-
canta: Carmelita Aubert
En una jardin de ensueños y armonias
de aromas de mi noche primavera
en solitud que toca y presiona
me estremeci al oir cantar
la luna fue con su rayo de plata
que ilumino de ardor todo mi ser
que comprendio mi pasion mi deseo
y asi me hablo brindandome un querer
Cocaina en flor cocaina en flor
es pasion divina
es perfume que fascina
es la brasa del amor
Cocaina en flor cocaina en flor
es perfume serio, placentero
y un misterio
en las lides del amor.
La luna fue guardian de enamarados
quien cobijo tambien fuego mi amor
es un amor que aun perdura y persiste
como el perfume Cocaina en flor
Yo le soy fiel a este grato perfume
tambien es fiel mi amor y mi ilusion
aun los dos en el jardin por la noche
oimos cantar la luna esta cancion
Cocaina en flor cocaina en flor
es pasion divina
es perfume que fascina
es la brasa del amor
Cocaina en flor cocaina en flor
es perfume serio, placentero
y un misterio
en las lides del amor.
Recitado:
Un perfume que persiste
un aroma que no cansa
una sensacion que no se olvida
SuperPerfume Cocaina en flor.
Un'autentica curosità e rarità: un tango che è la pubblicità di un profumo dal nome quanto meno singolare e che veniva, negli anni '30, regolarmente e senza troppe remore trasmesso alla radio.
Ma i tanghi che nel loro testo contengono allusioni più o meno esplicite alla cocaina o ad altri stupefacenti sono comunque parecchi e attraversano ogni epoca della storia di questo genere musicale, tanto che qualche anno fa PUNTO Y BRANCA aveva organizzato
a “La Cueva” addirittura un intero ciclo di serate dedicate a los “Tangos Reos”, incontri che qualche volta si chiamavano anche: "Desde el hondo bajo fondo" e che qualcuno di voi forse ricorda.
Alcuni di questi tanghi, comunque, sono molto conosciuti e vengono proposti spesso in milonga: i nostri attentissimi lettori sapranno senza dubbio citarcene qualcuno, vero?
Aspettiamo senz’altro i vostri contributi e l'ennesima prova
della vostra bravura… come dire… stupefacente! ;-))
Sempre un po’ in ritardo con gli aggiornamenti del blog speriamo di farci perdonare dai nostri affezionati lettori con questa autentica curiosità tanguera che l’insostituibile
Gino Pastore ha messo a nostra disposizione per condividerla con tutti voi
(grazie Gino).
Si tratta di uno dei quattro brani che Dizzy Gillespie registrò con l’orchestra di Osvaldo Fresedo al Rendez-Vous di Buenos Aires, durante
il suo tour in Sud America del 1956.
Gillespie arrivò nella capitale argentina a fine luglio, per suonare in una serie di concerti al Teatro Casino della calle Maipu e subito chiese di essere messo in contatto con qualche musicista di tango.
Lo stravagante Dizzy già aveva mostrato interesse per la musica latino americana lavorando con le percussioni cubane una decina di anni prima, e comunque la sua curiosità musicale non conosceva limite.
Fresedo, per parte sua, aveva già assaggiato il jazz nel suo viaggio in Nord America del 1920, ed è nota la sua passione per le sperimentazioni di ogni tipo e per l’utilizzo di strumenti inconsueti nelle sue formazioni - ciò che le rese immediatamente distinguibili da ogni altra. Quando gli presentarono Gillespie non gli parve quindi vero di poter contare sull’insolito ed eccezionale contributo di una tromba di quel calibro, anche solo per poco.
Venne dunque informalmente organizzata una registrazione dal vivo durante una delle abituali esibizioni di Fresedo al Rendez-Vous: formidabile evento al quale i fortunati avventori di quella sera si trovarono ad assistere del tutto inaspettatamente.
La registrazione fu effettuata in maniera un po’ casalinga, con l’impianto portatile che potete vedere in primo piano nella fotografia qui in basso, e non si può dire che l’amalgama musicale che ne risultò sia perfetto: qualcuno lo ha definito come qualcosa che in virtù del talento dei due protagonisti non scade mai nel kitsch, ma che tuttavia emana a tratti un’atmosfera vagamente bizzarra, a metà tra l’hollywoodiano e il messicano, anche se nel complesso il risultato è innegabilmente interessante e percorso da una notevole intensità.
Il maggior pregio di queste registrazioni, però, sta da una parte nel carattere di autentico e disinteressato dialogo culturale che le attraversa, dove ognuno ascolta lo stile dell’altro senza abbandonare il proprio, e dall'altra nell’allegria che si sprigiona da esse e nella quale musicisti e pubblico, entusiasmandosi vicendevolmente, si abbandonarono a quell’improvvisato "concerto per tromba ed orchestra di tango".
I brani registrati in quell'occasione, oltre ad ADIOS MUCHACHOS, di Sanders, che vi abbiamo proposto per intero, furono: VIDA MIA, di Fresedo, PRELUDIO Nº 3, di Pansera e CAPRICHO DE AMOR, di Pérez Prechi, dei quali vi offriamo invece soltanto un assaggio.
Esiste infine un aneddoto, su questo episodio, che non rinunciamo certo a raccontarvi: pare che per il giorno fissato per la registrazione Gillespie abbia domandato di poter trovar pronto davanti alla porta del proprio albergo un cavallo e che su di esso, perfettamente vestito da gaucho, abbia percorso tutta la strada che lo separava dal Rendez-Vous, presentandosi in questo modo, e del tutto a suo agio, al famoso locale di Fresedo.
È un vero peccato non avere nessuna fotografia che testimoni questa circostanza, e vi invitiamo dunque a fare un piccolo, ma proficuo, sforzo di immaginazione! ;))
Dizzy Gillespie con Osvaldo Fresedo (sulla sinistra) e la sua orchestra,
al Rendez-Vous in quella famosa sera del 1956
VIDA MIA (Osvaldo Fresedo)
interpreta: Orquesta Osvaldo Fresedo con Dizzy Gillespie
(Ringraziamo l'amico Seta.Cuoioper la versione integrale di VIDA MIA.) :)
Aggiornamento di lunedì 11 giugno
È vero, "questo post sta dando frutti", come dice Chiara ;) : gli amici di TangOblivion sono riusciti (incredibile, ma vero) a scovare la foto di Gillespie che si veste da gaucho prima della registrazione con l'orchestra di Fresedo, dimostrandoci che la realtà a volte può davvero superare ogni fantasia!
Bene, potete anche far riposare la vostra immaginazione, ora. ;)
(Da notare l'espressione sconvolta del violinista, mentre osserva la scena... ) :)))
Dizzy vistiéndose de gaucho antes de tocar con la Orquesta de Osvaldo Fresedo, Boite "Rendez Vous,Buenos Aires, Julio de 1956. Foto UNICA de la coleccion de Edgardo Falero (Canelones, Uruguay)
(foto e didascalia tratte dalle immagini di SIBEMOLFOTOS, su flickr)
Lo amavamo già questo tango, che nella versione di Héctor Varela era nel nostro repertorio di qualche anno fa, ma non lo conoscevamo ancora nell’interpretazione originale e decisamente singolare del suo stesso autore:Osvaldo Fresedo.
Quando l’amico Gino ce ne ha suggerito l’ascolto ce ne siamo innamorati subito e ora lo proponiamo anche a voi, perché possiate gustarvelo facendovi coinvolgere insieme a noi dal suo bel clima giocoso, che è lo stesso che presumibilmente animava anche l’orchestra di Fresedo mentre lo suonava.
Bisogna comunque dire che, soprattutto tra i brani registrati intorno agli anni ’20, non è affatto raro incontrare di questi tanghi in cui si scoprono mescolati qua e là tra le note rumori vari, parole o brevi frasi, a volte anche improvvisate e senza alcun senso, ma sempre con un chiaro gusto dello scherzo e del gioco; e questo ci fa percepire in maniera del tutto immediata quanto i musicisti, trovandosi insieme a suonare, spesso e fondamentalmente si divertissero.
Tutto ciò va ad intaccare un’altra idea molto diffusa e un po’ abusata del tango, dopo quella a proposito delle sue presunte origini neglette, di cui parlavamo non molto tempo fa, e cioè la convinzione che questo genere abbia
una natura fondamentalmente triste.
La nostra opinione è al contrario che il tango non sia nella sostanza più malinconico di quanto non lo sia la vita stessa, contenendone in verità tutte, ma proprio tutte le sfumature, compresa la gioia, l’umorismo e la voglia di giocare. Pensiamo anzi che consista precisamente in ciò la caratteristica che rende davvero grande e universale la sua poesia: l’essere in grado di riflettere e interpretare l’esistenza umana non solamente nei suoi apetti di penombra, ma in tutta la sua ricca, vastissima ed inesauribile complessità.
Bene, ora per alleggerire un po' i toni e in sintonia con quanto detto fin qui concludiamo giocando un po’ anche noi e proponendovi come al solito un indovinello dei nostri: se ascoltate con attenzione questo tango di Fresedo, verso la fine del brano potrete sentire una voce maschile ripetere: “Campana! …Campana! ” . Qualcuno di voi sa dirci che cosa significa questa parola nel contesto di questo tango?
Vi confessiamo che nel formulare questo quiz ci stiamo divertendo come dei matti pure noi, mentre ce la ridiamo sotto ai baffi, e immaginiamo che nel frattempo se la stia ridendo anche l’amico Gino, il cui sentire sul tango così spesso coincide col nostro e che ringraziamo di cuore per averci offerto questo spunto di riflessione.
Sempre dalla penna di Gino, per approfondire il tema delle origini del tango che abbiamo affrontato qui con voi alcune settimane fa, vi consigliamo di leggere "Tango postribolario" e "Fu Parigi a nobilitare il Tango?" che potete entrambi trovare tra le Chiacchiere al café di FAItango.
Infine un grazie a Katia, che con le sue insostituibili doti di “ricercatrice” - in tutti i sensi ;-) - è riuscita a scovare la registrazione originale che vi abbiamo proposto all’inizio del post e che mettiamo QUI a disposizione di tutti gli appassionati come noi.