¿ SABÍAS QUE... ?A


( SLOW BLOG DI CURIOSITÀ TANGUERAS )

Questo spazio è per perdersi in chiacchiere: come attorno al tavolo, quando la cena non vuole saperne di concludersi perchè un discorso tira l'altro e gli amici ci rallegrano il cuore.
È per perdersi in chiacchere di tango: quello danzato, ma anche quello suonato, ascoltato, scritto, letto, guardato, sognato, vissuto e raccontato.
Vorremmo discorrerne qui senza fretta, che è la nemica di ogni approfondimento e di ogni approccio divertente alle cose, per scoprirne con voi soprattutto gli aspetti curiosi ed insoliti, e parlandone in modo leggero e giocoso (ma non superficiale).

martedì, 01 gennaio 2008

TANGOS ESTUPEFACIENTES

Non so se conoscete quell’antico proverbio porteño che in lunfardo recita (traduco):
“chi posta sul blog il primo dell’anno, posta poi sul blog tutto l’anno!”
Lo conoscevate? ...  No... ?  ;-))  Ecco, è precisamente con questo augurio e proposito che vi diamo il nostro BUON ANNO  più sincero, rispondendo anche, finalmente, e sempre in collaborazione con il bravo Punto y Branca, al quiz che vi sta tenendo in sospeso oramai da quasi tre mesi… !
I tanghi che parlano di droga, dicevamo, sono davvero tanti; la nostra intenzione però è semplicemente quella di ricordarvi qui i più famosi, quelli che si ballano e che si ascoltano sempre in milonga, normalmente, senza dover fare nessuna ricerca particolare.
Bando ai preamboli, ecco il primo, lo conoscerete senz’altro tutti:

ESMERALDA Y CORRIENTES-1926

CORRIENTES Y ESMERALDA
, Tango
(1933, F.Pracánico - C.Flores)
Orquesta Juan D’Arienzo con Alberto Echagüe

La strofa “incriminata” è questa:

"Esquina porteña, tu rante canguela
se hace una melange de caña, gin fitz,
pase inglés y monte, bacará y quiniela,
curdelas de grappa y locas de pris.”

Dove “pris” sta per “cocaina”… ma anche il resto dei versi, ad esser sinceri, disegna un quadretto non del tutto rassicurante. La strofa, tradotta in italiano, suona così:

"Angolo porteño, i tuoi intrecci balordi
diventano un miscuglio di caña (è un amaro), gin fitz,
pase inglés e monte,
bacarà (sono tutti giochi di carte, o di dadi) e quiniela (lotteria clandestina),
ubriaconi di grappa e drogate di coca."


Ed ecco il secondo tango “estupefaciente”, anche questo ascoltatissimo e ballatisimo:


NOCHES DE COLÓN,
Tango
(1926, R.De Los Hoyos - R.L.Cayol)
Orquesta Ricardo Tanturi con Alberto Castillo

La versione di Tanturi è "censurata", ma il testo integrale dice, alla terza strofa:

"Los paraísos del alcaloide
 para olvidarla yo paladeé
 y por las calles, como soñando,
 hecho un andrajo me desperté."

vale a dire:

"Ai paradisi dell’alcaloide
per dimenticarla io presi gusto
e per la strada, come sognando,
ridotto a uno straccio, mi risvegliai."


E infine il terzo, pure questo conosciutissimo e spesso presente nelle scalette dei musicalizadores:

Griseta

GRISETA,
Tango
(1924, E.Delfino - J.González Castillo)
Orquesta Rodolfo Biagi con Andrés Falgás

Anche questa versione di Biagi-Falgás non è cantata integralmente, ma all’ultima strofa il testo dice:

"Y una noche de champán y de cocó,
al arrullo funeral de un bandoneón,
pobrecita, se durmió,
lo mismo que Mimí,
lo mismo que Manón."


che sarebbe:

"E una notte di champagne e cocaina,
alla nenia funebre di un bandoneón,
poverina, si addormentò,
lo stesso che Mimì,
lo stesso che Manón."


Non vogliamo esagerare e rischiare di annoiarvi mettendo troppa carne al fuoco: forse tra qualche settimana ve ne suggeriremo altri tre, altrettanto conosciuti, ma per ora ci sembra che basti.
Ci auguriamo comunque che nei prossimi giorni tutto ciò vi possa servire per divertirvi, quando riconoscerete questi tanghi in milonga, mentre li ballate, e a ridacchiare sotto ai baffi mentre ballando penserete un po’ anche a noi, al nostro blog e ai nostri post, un po’ rari, è vero, ma pur sempre “estupefacientes”.
… O no? ;-))
postato da: HoracioJose alle ore 06:35 | link | commenti (12)
categorie: musica, approfondimenti, indovinelli, società, letras
venerdì, 12 ottobre 2007

CANTO DE LUNA

L’amico Jorge  -  l’ottimo PUNTO Y BRANCA  -  ci invia e mette a disposizione nostra e di tutti voi questo singolare tango: davvero una perlita!


mini_cocaina_flor


     CANTO DE LUNA
 (Cocaina en flor) -1935-
   canta: Carmelita Aubert



En una jardin de ensueños y armonias

 de aromas de mi noche primavera
 en solitud que toca y presionacocaina-en-flor
 me estremeci al oir cantar

 la luna fue con su rayo de plata
 que ilumino de ardor todo mi ser
 que comprendio mi pasion mi deseo
 y asi me hablo brindandome un querer

 Cocaina en flor cocaina en flor
 es pasion divina
 es perfume que fascina
 es la brasa del amor
 Cocaina en flor cocaina en flor
 es perfume serio, placentero
 y un misterio
 en las lides del amor.

 La luna fue guardian de enamarados
 quien cobijo tambien fuego mi amor
 es un amor que aun  perdura y persiste
 como el perfume Cocaina en flor

 Yo le soy fiel a este grato perfume
 tambien es fiel mi amor y mi ilusion
 aun los dos  en el jardin por la noche
 oimos cantar la luna esta cancion

 Cocaina en flor cocaina en flor
 es pasion divina
 es perfume que fascina
 es la brasa del amorcoca-still
 Cocaina en flor cocaina en flor
 es perfume serio, placentero
 y un misterio
 en las lides del amor.


 Recitado:

Un perfume que persiste
un aroma que no cansa
una sensacion que no se olvida
SuperPerfume Cocaina en flor.



Un'autentica curosità e rarità: un tango che è la pubblicità di un profumo dal nome quanto meno singolare e che veniva, negli anni '30, regolarmente e senza troppe remore trasmesso alla radio.
Ma i tanghi che nel loro testo contengono allusioni più o meno esplicite alla cocaina o ad altri stupefacenti sono comunque parecchi e attraversano ogni epoca della storia di questo genere musicale, tanto che qualche anno fa PUNTO Y BRANCA aveva organizzato
a “La Cueva” addirittura un intero ciclo di serate dedicate a los “Tangos Reos”,  incontri che qualche volta si chiamavano anche: "Desde el hondo bajo fondo" e che qualcuno di voi forse ricorda.
Alcuni di questi tanghi, comunque, sono molto conosciuti e vengono proposti spesso in milonga: i nostri attentissimi lettori sapranno senza dubbio citarcene qualcuno, vero?
Aspettiamo senz’altro i vostri contributi e l'ennesima prova
della vostra bravura… come dire… stupefacente!  ;-))
postato da: SilvySeba alle ore 19:18 | link | commenti (16)
categorie: approfondimenti, indovinelli, società, letras, perlitas
mercoledì, 05 aprile 2006

DAL TANGO AL LINGUAGGIO POPOLARE


Girellando per la rete abbiamo trovato e infilato subito nel nostro cestino quest’interessante pagina di curiosità linguistiche riferite al tango. Ve la proponiamo, dunque; dice più o meno così:

Gli autori di tango hanno captato lo stato d’animo della città (di Buenos Aires) e l’hanno trasportato nella propria poesia: dentro ai loro versi le frasi hanno un significato circoscritto, ma quando passano a far parte del linguaggio popolare finiscono per esprimere una maniera di vedere la vita.

Molte espressioni del repertorio tanguero si usano frequentemente nei
titoli dei giornali:
Far qualcosacon il cuore al sud (“con el corazón al sur”, da: El corazón al sur). (Si intende: con un sentimento di nostalgia.)
 
Altre sono frequenti in letteratura:
Un’ombra presto diverrai (Una sombra ya pronto serás”, da: Caminito). (Si riferisce all’impermaneza e alla transitorietà delle vicende umane.)
Non ci sarà più dolore, né oblio (“No habrá más penas ni olvidos”, da: Mi Buenos Aires querido). (È espressione di incoraggiamento e speranza in una soluzione futura di ogni affanno e dolore.)

Le ritroviamo infine, spesso, nella conversazione quotidiana:
Vent’anni non son niente (“Veinte años no es nada”, da: Volver)
significa che malgrado il passare del tempo, con i suoi mutamenti, alcune caratteristiche essenziali delle cose permangono, o anche che alcuni fatti del passato ormai lontano sembrano esser successi soltanto ieri (che il tempo della vita vola via e passa in un attimo, insomma).
Chi non strilla non ciuccia (“El que no llora no mama”, da: Chambalache), riflette un pensiero ben radicato nella società porteña: chi non si lamenta o domanda con insistenza non riceve alcun vantaggio.
La lotta è crudele ed è tanta (“La lucha es cruel y es mucha“, da: Uno) richiama l’idea piuttosto pessimista e molto poco incoraggiante, della vita come condizione in cui lo sforzo è inevitabile (e le difficoltà che lo richiedono, all’ordine del giorno).
Che tempi, quelli! (“¡Qué tiempos aquellos!”da: Tiempos viejos), è il ricordo nostalgico di un passato glorioso.

Coloro che oggi son nonni erano giovani quando queste frasi furono scritte. Le hanno adottate, passate ai propri figli e questi ai nipoti.
La storia dirà se resisteranno , radicandosi stabilmente nel linguaggio porteño.
postato da: SilvySeba alle ore 01:03 | link | commenti (4)
categorie: linguaggio, società, letras
lunedì, 20 marzo 2006

“DON BOSCO Y LA MIGNÓN, DON CHICHO Y NAPOLEÓN…”


DonBosco&C.-copia
Ma chi è Don Chicho? E la Mignón?
Don Bosco pensiamo di conoscerlo, Carnera anche, forse, ma San Martín?
In "Cambalache" Discépolo nomina tutta una serie di figure umane: sono personaggi tra loro contrastanti, alcuni universlmente noti ed altri molto meno conosciuti ai giorni nostri ed in altre latitudini, ma di attualtà in Argentina all’inizio della decade del ’30.
Il nostro "Discepolín" li cita mescolandoli tra loro volutamente e senza alcun ordine, ad evocazione della confusione sociale ed etica imperversante all’epoca (ma non solo).

Eccoli:

maquiavelos: nel contesto del registro colloquiale del testo (“málda”, “igualao”, “vamo”), coi suoi molti “lunfardismi” (“gil”, “chorro”, “labure”), è chiaro come qui ci si riferisca non tanto al Nicola Machiavelli letterato e funzionario cinquecentesco, autore de “Il Pricipe”, quanto all’accezione più consuetamente popolare di: “persona furba e calcolatrice”.

Stavisky: Alexander Stavisky, truffatore internazionale che nel 1933 organizzò una gigantesca frode falsificando i titoli del Crédito Municipal di Bayona.

Don Bosco: il noto fondatore dei Salesiani, qui citato ad emblema della santità e di un’esistenza votata all’altruismo.

La Mignón: dal francese “mignonne”, che significa “graziosa”, “amata”, “prediletta”, ma anche “amante”. È con quest’ultimo significato che qui Discépolo usa il termine: come sinonimo di “mantenuta”, appunto.

Don Chicho: soprannome di Juan Galiffi, capo della mafia argentina, che fu incriminato, arrestato e processato nel 1932.

Carnera: il famoso pugile italiano, Primo Carnera, detentore del titolo di campione dei pesi massimi proprio negli anni ’30.

San Martín: José de San Martín, generale e politico argentino che concepì e mise in atto il piano dell’indipendenza dell’Argentina, del Chile e del Perù, nel quadro dell’emancipazione del continente sudamericano.

Napoleón: insieme a San Martín, questo personaggio storico universalmente conosciuto per le sue imprese militari viene intenzionalmente mescolato, da Discépolo, agli altri, più effimeri, ”eroi” da rotocalco sportivo o sensazionalista.
postato da: HoracioJose alle ore 13:28 | link | commenti (2)
categorie: approfondimenti, letras
lunedì, 06 marzo 2006

¡DALE NOMÁS! ¡DALE QUE VA!

DISCEPOLO

Parlavamo di Discépolo…
…  nella sua poesia c’è un’impronta inconfondibile, che mescola insieme la filosofia con i sapori della strada per raccontrci lo sconcerto persistente di una società, quella argentina, nel percepire sé stessa: così negli anni ’30 come oggi.
E’ noto come “Cambalache”, in particolare, di questo sentimento sia l’emblema: la vetrina del robivecchi diventa il palcoscenico dell’oppurtunismo insolente e della confusione dei valori, cui la coscienza civile di questo paese dagli equilibri instabili non è mai del tutto riuscita ad abituarsi.
Circa il carattere di denuncia di questo tango basta dire che, quasi mezzo secolo dopo la sua prima apparizione, la dittatura militare che governò il paese a partire dal 1976 decise di “raccomandare” la sua non diffusione.
Enrique Santos Discépolo

Ecco le parole che fanno da veicolo a questo disagio ancora così attuale:

CAMBALACHE                                                                   RIGATTIERE
                     (Tango, 1934, Letra y Música: Enrique Santos Discépolo)

Que el mundo fue y será una porquería    Che il mondo fu e sarà una porcheria
ya lo sé...                                                                 lo so bene
(¡En el quinientos seis                                      (Nel cinquecentosei
y en el dos mil también!).                                e nel duemila anche!).
Que siempre ha habido chorros,                     Che sempre ci son stati ladri
maquiavelos y estafaos,                                 machiavelli e buggerati,
contentos y amargaos,                                    contenti e amareggiati,
valores y dublé...                                            valori e imitazioni…
Pero que el siglo veinte                                    Però che il secolo venti
es un despliegue                                            sia un dispiegamento
de maldá insolente,                                        di malvagità insolente,
ya no hay quien lo niegue.                               non c’è chi lo neghi
Vivimos revolcaos                                            Viviamo rotolati
en un merengue                                             in un paciugo
y en un mismo lodo                                          e in una stessa melma
todos manoseaos...                                            tutti pasticciati.

¡Hoy resulta que es lo mismo                      Oggi risulta che è lo stesso
ser derecho que traidor!...                             essere onesto o traditore!
¡Ignorante, sabio o chorro,                            Ignorante, savio, ladro,
generoso o estafador!                                    generoso o truffatore!
¡Todo es igual!                                                È tutto uguale!
¡Nada es mejor!                                              Niente è migliore!
¡Lo mismo un burro                                        Lo stesso un asino
que un gran profesor!                                    che un gran professore!
No hay aplazaos                                             Non esistono bocciati
ni escalafón,                                                    né graduatorie,
los inmorales                                                   gli immorali
nos han igualao.                                             ci hanno eguagliato
Si uno vive en la impostura                           Se uno vive da impostore
y otro roba en su ambición,                          e un altro ruba per ambizione,
¡da lo mismo que sea cura,                          fa lo stesso che sia prete,
colchonero, rey de bastos,                            materassaio, re di bastoni,
caradura o polizón!...                                      faccia di tolla o clandestino! …

¡Qué falta de respeto, qué atropello            Che mancanza di rispetto, che insulto
a la razón!                                                         alla ragione!
¡Cualquiera es un señor!                               Chiunque è un signore!
¡Cualquiera es un ladrón!                              Chiunque è un ladro!
Mezclao con Stavisky va Don Bosco           Mescolato con Stavisky va Don Bosco
y "La Mignón",                                                   e “La Mignón”,
Don Chicho y Napoleón,                                Don Chicho e Napoleone,
Carnera y San Martín...                                   Carnera e San Martin…
Igual que en la vidriera irrespetuosa            Come nella vetrina irrispettosa
de los cambalaches                                         dei rigattieri
se ha mezclao la vida,                                     si è rimescolata la vita,
y herida por un sable sin remaches              e ferita da una spada mal rifinita
ves llorar la Biblia                                             vedi piangere la Bibbia
contra un calefón...                                           contro a uno scaldabagno…

¡Siglo veinte, cambalache                               Secolo venti, rigattiere
problemático y febril!...                                     problematico e febbrile! …
El que no llora no mama                                  Chi non strilla non ciuccia
y el que no afana es un gil!                             e chi non ruba è un bamba!
¡Dale nomás!                                                      Dai, vai avanti!
¡Dale que va!                                                      Dai, che non fa niente!
¡Que allá en el horno                                        Ché là nel forno
nos vamo a encontrar!                                      ci reincontreremo!
¡No pienses más,                                               Non pensar più,
sentate a un lao,                                                 fatti da parte,
que a nadie importa                                           ché a nessuno importa
si naciste honrao!                                               se sei nato onesto!
Es lo mismo el que labura                                Fa lo stesso se uno lavora
noche y día como un buey,                               notte e giorno come un mulo,
que el que vive de los otros,                             o se vive sulle spalle degli altri,
que el que mata, que el que cura                    o se uccide, o se se cura,
o está fuera de la ley...                                       o sta fuori dalla legge…
postato da: SilvySeba alle ore 01:41 | link | commenti (1)
categorie: società, letras