¿ SABÍAS QUE... ?A


( SLOW BLOG DI CURIOSITÀ TANGUERAS )

Questo spazio è per perdersi in chiacchiere: come attorno al tavolo, quando la cena non vuole saperne di concludersi perchè un discorso tira l'altro e gli amici ci rallegrano il cuore.
È per perdersi in chiacchere di tango: quello danzato, ma anche quello suonato, ascoltato, scritto, letto, guardato, sognato, vissuto e raccontato.
Vorremmo discorrerne qui senza fretta, che è la nemica di ogni approfondimento e di ogni approccio divertente alle cose, per scoprirne con voi soprattutto gli aspetti curiosi ed insoliti, e parlandone in modo leggero e giocoso (ma non superficiale).

martedì, 10 luglio 2007

¡QUÉ NOCHE... !


Que noche!

¡QUÉ NOCHE... ! (Agustín Bardi - 1918)
interpreta: Osmar Maderna


Erano esattamente ottantanove anni...
"che Sivina e Sebastián non aggiornavano il blog!"
, diranno i nostri quattro o cinque lettori.  ;-))
No, ragazzi, avete sbagliato.
Erano esattamente ottantanove anni  che a Buenos Aires non si vedeva la neve!
Ma è ritornata ad imbiancare la città questa notte, lasciando i porteños impressionatissimi: proprio come lo rimase Agustín Bardi quando compose il suo famoso
tango "¡QUÉ NOCHE... !", dedicato alla straordinaria nevicata del 2 giugno 1918.

Pare che Bardi si trovasse in automobile insieme a due amici, di ritorno dall'ippodromo di La Plata, quando la Ford sulla quale viaggiavano rimase in panne, poco fuori dalla capitale e proprio nel momento in cui cominciavano a cadere i primi fiocchi.
La neve a Buenos Aires è un fatto rarissimo e possiamo immaginare lo sbalordimento dei tre amici, bloccati in una situazione a dir poco surreale, che si trovarono spettatori di quella eccezionale nevicata notturna.
Sembra comunque che il più stralunato dei tre fosse proprio Agustín Bardi e che per il freddo, la sorpresa e il fascino di quello spettacolo inatteso se ne stesse come imbambolato, canticchiando tra sè le note di un tango che l'inconsueta situazione
gli stava ispirando lì per lì.
Sembra infine che a suggerire il titolo di quel tango sia stato poi Eduardo Arolas, al quale Bardi raccontò l'accaduto una volta tornati - non si sa bene come - in città.

Le due foto che seguono si riferiscono proprio a quella storica nevicata. Quella a sinistra è una panoramica di Plaza de Mayo coperta di neve, mentre la foto a destra rappresenta alcuni uomini che si divertono a fare un pupazzo di neve.
La didascalia di quest'ultima, nel sito dove le abbiamo scovate, recita:


nieve Plaza de Mayonieve muñeca












"1918 - Nieve sobre Buenos Aires, los porteños (no podía ser de otra manera) hacen una muñeca tetona de nieve."
 

...  ;-))

QUI  invece trovate una galleria di immagini che ritraggono la nevicata della notte scorsa. Buona visione! 


Aggiornamento di lunedì 23 luglio (dedicato ad Agata)
votate la vostra versione preferita:


   ¡QUÉ NOCHE... ! (Orquesta Juan D'Arienzo '37)



¡QUÉ NOCHE... ! (Orquesta Juan D'Arienzo '67)


   ¡QUÉ NOCHE... ! (Orquesta Osvaldo Pugliese)
postato da: SilvySeba alle ore 18:10 | link | commenti (12)
categorie: musica, immagini, aneddoti, cronache
domenica, 27 maggio 2007

RENDEZ-VOUS DI GIGANTI



ADIOS MUCHACHOS (César Sanders)
interpreta: Orquesta Osvaldo Fresedo con Dizzy Gillespie


Sempre un po’ in ritardo con gli aggiornamenti del blog speriamo di farci perdonare dai nostri affezionati lettori con questa autentica curiosità tanguera che l’insostituibile
Gino Pastore
ha messo a nostra disposizione per condividerla con tutti voi
(grazie Gino). 
Si tratta di uno dei quattro brani che Dizzy Gillespie registrò con l’orchestra di Osvaldo Fresedo al Rendez-Vous di Buenos Aires, durante
il suo tour in Sud America del 1956.
Gillespie arrivò nella capitale argentina a fine luglio, per suonare in una serie di concerti al Teatro Casino della calle Maipu e subito chiese di essere messo in contatto con qualche musicista di tango.
Lo stravagante Dizzy già aveva mostrato interesse per la musica latino americana lavorando con le percussioni cubane una decina di anni prima, e comunque la sua curiosità musicale non conosceva limite.
Fresedo, per parte sua, aveva già assaggiato il jazz nel suo viaggio in Nord America del 1920, ed è nota la sua passione per le sperimentazioni di ogni tipo e per l’utilizzo di strumenti inconsueti nelle sue formazioni - ciò che le rese immediatamente distinguibili da ogni altra. Quando gli presentarono Gillespie non gli parve quindi vero di poter contare sull’insolito ed eccezionale contributo di una tromba di quel calibro, anche solo per poco.
Venne dunque informalmente organizzata una registrazione dal vivo durante una delle abituali esibizioni di Fresedo al Rendez-Vous: formidabile evento al quale i fortunati avventori di quella sera si trovarono ad assistere del tutto inaspettatamente.
La registrazione fu effettuata in maniera un po’ casalinga, con l’impianto portatile che potete vedere in primo piano nella fotografia qui in basso, e non si può dire che l’amalgama musicale che ne risultò sia perfetto: qualcuno lo ha definito come qualcosa che in virtù del talento dei due protagonisti non scade mai nel kitsch, ma che tuttavia emana a tratti un’atmosfera vagamente bizzarra, a metà tra l’hollywoodiano e il messicano, anche se nel complesso il risultato è innegabilmente interessante e percorso da una notevole intensità.
Il maggior pregio di queste registrazioni, però, sta da una parte nel carattere di autentico e disinteressato dialogo culturale che le attraversa, dove ognuno ascolta lo stile dell’altro senza abbandonare il proprio, e dall'altra nell’allegria che si sprigiona da esse e nella quale musicisti e pubblico, entusiasmandosi vicendevolmente, si abbandonarono a quell’improvvisato "concerto per tromba ed orchestra di tango".
I brani registrati in quell'occasione, oltre ad ADIOS MUCHACHOS, di Sanders, che vi abbiamo proposto per intero, furono: VIDA MIA, di Fresedo,
PRELUDIO Nº 3, di Pansera e CAPRICHO DE AMOR, di Pérez Prechi, dei quali vi offriamo invece soltanto un assaggio.
Esiste infine un aneddoto, su questo episodio, che non rinunciamo certo a raccontarvi: pare che per il giorno fissato per la registrazione Gillespie abbia domandato di poter trovar pronto davanti alla porta del proprio albergo un cavallo e che su di esso, perfettamente vestito da gaucho, abbia percorso tutta la strada che lo separava dal Rendez-Vous, presentandosi in questo modo, e del tutto a suo agio, al famoso locale di Fresedo.
È un vero peccato non avere nessuna fotografia che testimoni questa circostanza, e vi invitiamo dunque a fare un piccolo, ma proficuo, sforzo di immaginazione!  ;))


Fresedo e GillespieDizzy Gillespie con Osvaldo Fresedo (sulla sinistra) e la sua orchestra,
al Rendez-Vous in quella famosa sera del 1956


VIDA MIA (Osvaldo Fresedo)
interpreta: Orquesta Osvaldo Fresedo con Dizzy Gillespie


(Ringraziamo l'amico Seta.Cuoio per la versione integrale di VIDA MIA.)  :)


Aggiornamento di lunedì 11 giugno

È vero, "questo post sta dando frutti", come dice Chiara  ;) : gli amici di TangOblivion sono riusciti (incredibile, ma vero) a scovare la foto di Gillespie che si veste da gaucho prima della registrazione con l'orchestra di Fresedo, dimostrandoci che  la realtà a volte può davvero superare ogni fantasia!
Bene, potete anche far riposare la vostra immaginazione, ora.  ;)

(Da notare l'espressione sconvolta del violinista, mentre osserva la scena... ) :)))

Dizzy Gillespie vistiéndose de gauchoDizzy vistiéndose de gaucho antes de tocar con la Orquesta de Osvaldo Fresedo, Boite "Rendez Vous,Buenos Aires, Julio de 1956. Foto UNICA de la coleccion de Edgardo Falero (Canelones, Uruguay)

(foto e didascalia tratte dalle immagini di SIBEMOLFOTOS, su flickr)
postato da: ZoeLog alle ore 20:25 | link | commenti (23)
categorie: musica, personaggi, aneddoti, cronache, perlitas
mercoledì, 14 febbraio 2007

TENÍAS QUINCE ABRILES...

Durante la dittatura di Ramirez, che in Argentina seguì al golpe del 4 giugno 1943, l’allora ministro della giustizia e istruzione, Zuviría, creò una commissione incaricata di salvaguardare la purezza della lingua, che aveva tra i suoi obiettivi
la soppressione del lunfardo.
Pare abbastanza certo che una qualche tendenza censoria fosse cominciata già prima del golpe; quel che è sicuro, comunque, è che intorno a quel periodo venne proibita la diffusione per radio di testi contenenti termini in lunfardo, ma anche espessioni che alludevano a una critica sociale o che menzionavano comportamenti considerati sconvenienti, peccaminosi, o destabilizzanti.
 Enrique CadícamoI parolieri delle canzoni dovettero in gran fretta modificare i loro versi per adattarli alla pignoleria bigotta dell’ufficio “Radiocomunicaciones”, che applicava concretamente la censura per mezzo del sigillo “Aprobado por Radiocomunicaciones para su libre difusión", senza il quale nulla poteva essere trasmesso.
Questa situazione diede origine a modifiche nei testi dei tanghi che ne alterarono in maniera spesso ridicola lo spirito e il senso autentico, arrivando in certi casi fino a vere e proprie parodie del testo originale.
Acuni esempi di questa censura: il tango “De barro” (di Piana-Manzi), proibito perché tra le sue parole compariva il termine “pucho”, scambiato per lunfardo e in realtà inoffensivo vocabolo Quechua; il tango “Tal vez será mi alcohol” (di Demare-Manzi), rinominato “Tal vez será tu voz”; il tango “Susheta” (di Cobián-Cadícamo), ribattezzato “El aristócrata”.
“Chiqué” fu precisamente uno di questi tanghi, ma la traduzione che se ne fece ne alterò del tutto il senso: dire “chiqué” non è lo stesso che dire “chic” e in francese come in lunfardo significa piuttosto “ostentazione di eleganza”, “darsi delle arie”
(fare lo… “sciccoso”,  … o lo “smorfioso”, ha suggerito qualcuno di voi), oppure “bluffare”,
ma tutto ciò fu trasformato in un innocuo, inespressivo e del tutto impreciso “elegante”.
Questa situazione, comunque, terminò con il successivo governo di Juan Domingo Perón, quando dodici poeti e musicisti (guidati da Homero Manzi: Aníbal Troillo, Francisco Canaro, Enrique Cadicamo, Luís Rubinstein, Rodolfo Sciammarella, Alberto Vaccarezza, Enrique Maroni, Santiago Adamini, Lito Bayardo, Juan Perez de la Riestra, José Razzano) chiesero udienza al presidente, il quale diede ascolto alle loro rimostranze e accolse la richiesta di revoca della censura.Homero Exposito
C’è un aneddoto che racconta che Enrique Cadícamo, quando fu convocato dal funzionario che gli contestò alcuni problemi nel testo di “Los mareados”, si sia messo immediatamente alla macchina da scrivere per buttar giù alcune strofe che sottopose poi al censore chiedendogli: “Così le piace?” “Si, così è meglio” rispose quello. Al ché Cadícamo stracciò il foglio  in mille pezzi sbottando: “Beh, sappia che questa è una porcheria!
Un’altra storia quasi identica si racconta di Homero Expósito, che isieme a Domingo Federico si era presentato all’ufficio “Radiocomunicaciones” per sapere come mai il suo successo “Percal”, fosse stato proibito dalla censura. Il funzionario sulle prime tergiversò, dicendogli che la composizione non aveva metrica: “Prima una parola, poi tre…” lamentava quello, al ché Expósito rispose “Io scrivo sulla melodia… quante parole vuole che scriva su due note?” Ma poiché il funzionario era irremovibile e menzionava infine i problemi reali, connessi al contenuto romanticamente inquietante della canzone, anche Expósito si sedette alla macchina da scrivere, buttò giù qualche strofa e davanti al censore che approvava la nuova versione, esattamente come Manzi fece a pezzi il foglio, sbottando alla stessa maniera: “Ma così è diventato una schifezza!”
Se queste due storielle siano vere, oppure no, poco importa: disegnano bene un’epoca e i suoi personaggi e a noi... diverte tanto raccontarle... !

(Ah! ... Buon San Valentino!)  :-)



PERCAL  (D. Federico- H. Expósito)
suona: Miguel Caló y su orquesta
canta: Alberto Podestá
postato da: HoracioJose alle ore 00:50 | link | commenti (8)
categorie: musica, aneddoti, approfondimenti, cronache, linguaggio, società
mercoledì, 05 luglio 2006

TANGO Y FÚTBOL … ¡QUÉ PASIÓN!

Nel clima euforico di questi mondiali di calcio viene
MUMO spontaneo pensare che, da quando esistono, il tango e il gioco del calcio sono sempre stati le due più grandi passioni del popolo argentino.
Un personaggio, in particolare, incarnò perfettamente questa doppia vocazione: si tratta di Raimundo Bibiani Orsi. Avete mai sentito parlare di lui?
Naque nel 1901 ad Avellaneda da genitori genovesi; suo fratello Máximo era compositore e paroliere ed egli fu violinista precoce e di talento: suonò nell’orchestra di Francisco Canaro ed in altre formazioni, fino ad arrivare a dirigere un suo proprio gruppo di tango ed a comporre anche alcuni pezzi. Fu però, anche, uno dei calciatori più famosi e pagati degli anni trenta e una delle migliori ali sinistre di tutti i tempi: per il suo talento sportivo fece parlare di sé il mondo intero.
MUMO BIANCONERORaimundo Orsi, detto “Mumo”, cominciò la sua carriera di calciatore nella squadra argentina dell’Independiente, ma fu presto notato per il suo straordinario talento dai dirigenti della Juventus che lo ingaggiarono nella squadra torinese, dove giocò dal 1929 fino al 1935. Più volte capocannoniere bianconero, in quegli anni, contribuì in maniera determinante alla conquista dei cinque famosi scudetti del quinquiennio d’oro della Juve (1930/1935) e con il suo stile da fuoriclasse fece innamorare di sé i tifosi italiani. Possedeva un  gioco elegantissimo, una rapidità non comuni e all’epoca era considerato un vero prodigio calcistico, un artista del pallone: una specie di Maradona. Naturalizzato Italiano fece anche parte della Nazionale Azzurra che nel 1934 vinse la coppa del mondo.
CANARO - ORSI
Non dimenticò tuttavia mai la passione per la musica e per il tango e si narra che non perdesse mai occasione di suonare. Un aneddoto riportato dalla stampa dell’epoca lo ritrae ad una festa ove si era recato insieme ai compagni di squadra: insoddisfatto della musica proposta quella sera dall’orchestra, afferrò un violino e cominciò senza alcuna inibizione a dare a tutti i presenti un saggio del proprio repertorio tanguero.
postato da: SilvySeba alle ore 21:40 | link | commenti (10)
categorie: personaggi, aneddoti, cronache, società
lunedì, 26 giugno 2006

UNA SEMPLICE SOMIGLIANZA?


Lorenzo-spartitoIntorno al 1915  Augustín Bardi compose “Lorenzo”, dedicando il brano al suo intimo amico, il bandoneonista Juan Lorenzo Labissier. Questo tango, come molti altri composti da Bardi, ebbe presto un gran successo e fu inserito nel repertorio di diverse orchestre che si esibivano in turnée all’estero. Fu così che al loro
seguito
presto se ne partì per l’Europa.
Tre decadi più tardi, verso la fine degli anni ’40 e già morto Bardi da qualche anno, questo fortunato tema
     musicale fece ritorno in
BARDIArgentina, ormai famoso in tutto il mondo grazie anche alla strepitosa interpretazione che ne diede Louis Armstrong, ma con un titolo diverso, “C’est si bon”, e firmato dal francese Henri Betti che ne risultava come autore.
Gli eredi e gli amici di Bardi si indignarono e insieme si mobilitarono perché la vera paternità del motivo venisse riconosciuta: intentarono causa per ottenere un risarcimento e la vinsero.
In questo caso pare abbastanza certo si sia trattato di vero e proprio plagio.

postato da: HoracioJose alle ore 16:13 | link | commenti (2)
categorie: aneddoti, cronache
giovedì, 04 maggio 2006

“COMO DEBE SER”


RafaelEduardoEcco come mai i due tanghi di cui parlavamo nei giorni scorsi sono così simili, anzi, quasi uguali…
Correva l’anno 1907 e per i "cafetini" della provincia di Buenos Aires due ragazzi appena adolescenti giravano e si esibivano suonando insieme la chitarra. Proprio in quel periodo i due composero, insieme, il loro primo tango: erano Eduardo Arolas, quindicenne, e il suo amico e socio Rafael Iriarte, che aveva allora diciassette anni.
Arolas ne scrisse la prima parte e Iriarte la seconda, ma nessuno dei due si preoccupò di formalizzare la paternità della composizione, che per quel che ne sappiamo rimase al momento senza un titolo vero e proprio.
Questo tango fu dunque quasi dimenticato fino a diversi anni dopo, quando il fratello di Arolas, José, meno creativamente dotato di Eduardo, ma decisamente più fornito di lui quanto a senso pratico, decise di pubblicare presso un editore musicale tutti i tanghi composti fino ad allora dal fratello, il quale era nel frattempo diventato  conosciutissimo
e si trovava in quel mentre a Parigi.
Tra i suoi fogli ne trovò anche uno che portava la scritta: “como debe ser”. Era proprio il tango di cui stiamo parlando noi ora, il suo primissimo tango, quello composto insieme ad Iriarte, ma José Arolas non poteva saperlo e lo fece pubblicare con tutti gli altri, dandogli il titolo di “Comme il faut”, traduzione francese (forse omaggio al soggiorno parigino del fratello) di quel “como debe ser” che aveva trovato appuntato sulla partitura manoscritta.
La composizione conobbe dunque la sua prima fama con questo titolo.
Circa una decina di anni dopo, quando la meteora Arolas aveva già concluso la sua abbagliante traiettoria creativa, morendo giovanissimo, il meno noto
ma più longevo Iriarte volle a ragione sfruttare a sua volta la propria quota di paternità in quel primogenito tango. Oramai era però un tantino tardi per aggiungere il proprio nome di autore a fianco di quello dell'amico e fu così che Rafael decise di pubblicare una propria personale versione
dello stesso pezzo
Comparsa_CriollaComme_il_fautpresso un altro editore, usando necessariamente un titolo diverso: “Comparsa Criolla”.
È appunto quest’ultima edizione, con questo nuovo titolo, quella che Tanturi utilizzò per l’esecuzione con la propria orchestra in sala di incisione.
La versione di Arolas, quella più nota, fu invece utilizzata per le registrazioni
di Troilo, Di Sarli e D’Arienzo.
Ecco com’è che andò.

 
postato da: HoracioJose alle ore 15:33 | link | commenti (5)
categorie: cronache