Questo spazio è per perdersi in chiacchiere: come attorno al tavolo, quando la cena non vuole saperne di concludersi perchè un discorso tira l'altro e gli amici ci rallegrano il cuore. È per perdersi in chiacchere di tango: quello danzato, ma anche quello suonato, ascoltato, scritto, letto, guardato, sognato, vissuto e raccontato. Vorremmo discorrerne qui senza fretta, che è la nemica di ogni approfondimento e di ogni approccio divertente alle cose, per scoprirne con voi soprattutto gli aspetti curiosi ed insoliti, e parlandone in modo leggero e giocoso (ma non superficiale).
Non so se conoscete quell’antico proverbio porteño che in lunfardo recita (traduco):
“chi posta sul blog il primo dell’anno, posta poi sul blog tutto l’anno!”
Lo conoscevate? ... No... ? ;-)) Ecco, è precisamente con questo augurio e proposito che vi diamo il nostro BUON ANNO più sincero, rispondendo anche, finalmente, e sempre in collaborazione con il bravo Punto y Branca, al quiz che vi sta tenendo in sospeso oramai da quasi tre mesi… !
I tanghi che parlano di droga, dicevamo, sono davvero tanti; la nostra intenzione però è semplicemente quella di ricordarvi qui i più famosi, quelli che si ballano e che si ascoltano sempre in milonga, normalmente, senza dover fare nessuna ricerca particolare.
Bando ai preamboli, ecco il primo, lo conoscerete senz’altro tutti:
CORRIENTES Y ESMERALDA, Tango
(1933, F.Pracánico - C.Flores)
Orquesta Juan D’Arienzo con Alberto Echagüe
La strofa “incriminata” è questa:
"Esquina porteña, tu rante canguela se hace una melange de caña, gin fitz, pase inglés y monte, bacará y quiniela, curdelas de grappa y locas de pris.”
Dove “pris” sta per “cocaina”… ma anche il resto dei versi, ad esser sinceri, disegna un quadretto non del tutto rassicurante. La strofa, tradotta in italiano, suona così:
"Angolo porteño, i tuoi intrecci balordi
diventano un miscuglio di caña (è un amaro), gin fitz,
pase inglés e monte,
bacarà (sono tutti giochi di carte, o di dadi) e quiniela (lotteria clandestina),
ubriaconi di grappa e drogate di coca."
Ed ecco il secondo tango “estupefaciente”, anche questo ascoltatissimo e ballatisimo:
NOCHES DE COLÓN, Tango
(1926, R.De Los Hoyos - R.L.Cayol)
Orquesta Ricardo Tanturi con Alberto Castillo
La versione di Tanturi è "censurata", ma il testo integrale dice, alla terza strofa:
"Los paraísos del alcaloide para olvidarla yo paladeé y por las calles, como soñando, hecho un andrajo me desperté."
vale a dire:
"Ai paradisi dell’alcaloide
per dimenticarla io presi gusto
e per la strada, come sognando,
ridotto a uno straccio, mi risvegliai."
E infine il terzo, pure questo conosciutissimo e spesso presente nelle scalette dei musicalizadores:
Anche questa versione di Biagi-Falgás non è cantata integralmente, ma all’ultima strofa il testo dice:
"Y una noche de champán y de cocó,
al arrullo funeral de un bandoneón,
pobrecita, se durmió,
lo mismo que Mimí,
lo mismo que Manón."
che sarebbe:
"E una notte di champagne e cocaina,
alla nenia funebre di un bandoneón,
poverina, si addormentò,
lo stesso che Mimì,
lo stesso che Manón."
Non vogliamo esagerare e rischiare di annoiarvi mettendo troppa carne al fuoco: forse tra qualche settimana ve ne suggeriremo altri tre, altrettanto conosciuti, ma per ora ci sembra che basti.
Ci auguriamo comunque che nei prossimi giorni tutto ciò vi possa servire per divertirvi, quando riconoscerete questi tanghi in milonga, mentre li ballate, e a ridacchiare sotto ai baffi mentre ballando penserete un po’ anche a noi, al nostro blog e ai nostri post, un po’ rari, è vero, ma pur sempre “estupefacientes”.
… O no? ;-))
L’amico Jorge - l’ottimo PUNTO Y BRANCA - ci invia e mette a disposizione nostra e di tutti voi questo singolare tango: davvero una perlita!
CANTO DE LUNA (Cocaina en flor) -1935-
canta: Carmelita Aubert
En una jardin de ensueños y armonias
de aromas de mi noche primavera
en solitud que toca y presiona
me estremeci al oir cantar
la luna fue con su rayo de plata
que ilumino de ardor todo mi ser
que comprendio mi pasion mi deseo
y asi me hablo brindandome un querer
Cocaina en flor cocaina en flor
es pasion divina
es perfume que fascina
es la brasa del amor
Cocaina en flor cocaina en flor
es perfume serio, placentero
y un misterio
en las lides del amor.
La luna fue guardian de enamarados
quien cobijo tambien fuego mi amor
es un amor que aun perdura y persiste
como el perfume Cocaina en flor
Yo le soy fiel a este grato perfume
tambien es fiel mi amor y mi ilusion
aun los dos en el jardin por la noche
oimos cantar la luna esta cancion
Cocaina en flor cocaina en flor
es pasion divina
es perfume que fascina
es la brasa del amor
Cocaina en flor cocaina en flor
es perfume serio, placentero
y un misterio
en las lides del amor.
Recitado:
Un perfume que persiste
un aroma que no cansa
una sensacion que no se olvida
SuperPerfume Cocaina en flor.
Un'autentica curosità e rarità: un tango che è la pubblicità di un profumo dal nome quanto meno singolare e che veniva, negli anni '30, regolarmente e senza troppe remore trasmesso alla radio.
Ma i tanghi che nel loro testo contengono allusioni più o meno esplicite alla cocaina o ad altri stupefacenti sono comunque parecchi e attraversano ogni epoca della storia di questo genere musicale, tanto che qualche anno fa PUNTO Y BRANCA aveva organizzato
a “La Cueva” addirittura un intero ciclo di serate dedicate a los “Tangos Reos”, incontri che qualche volta si chiamavano anche: "Desde el hondo bajo fondo" e che qualcuno di voi forse ricorda.
Alcuni di questi tanghi, comunque, sono molto conosciuti e vengono proposti spesso in milonga: i nostri attentissimi lettori sapranno senza dubbio citarcene qualcuno, vero?
Aspettiamo senz’altro i vostri contributi e l'ennesima prova
della vostra bravura… come dire… stupefacente! ;-))
Lo amavamo già questo tango, che nella versione di Héctor Varela era nel nostro repertorio di qualche anno fa, ma non lo conoscevamo ancora nell’interpretazione originale e decisamente singolare del suo stesso autore:Osvaldo Fresedo.
Quando l’amico Gino ce ne ha suggerito l’ascolto ce ne siamo innamorati subito e ora lo proponiamo anche a voi, perché possiate gustarvelo facendovi coinvolgere insieme a noi dal suo bel clima giocoso, che è lo stesso che presumibilmente animava anche l’orchestra di Fresedo mentre lo suonava.
Bisogna comunque dire che, soprattutto tra i brani registrati intorno agli anni ’20, non è affatto raro incontrare di questi tanghi in cui si scoprono mescolati qua e là tra le note rumori vari, parole o brevi frasi, a volte anche improvvisate e senza alcun senso, ma sempre con un chiaro gusto dello scherzo e del gioco; e questo ci fa percepire in maniera del tutto immediata quanto i musicisti, trovandosi insieme a suonare, spesso e fondamentalmente si divertissero.
Tutto ciò va ad intaccare un’altra idea molto diffusa e un po’ abusata del tango, dopo quella a proposito delle sue presunte origini neglette, di cui parlavamo non molto tempo fa, e cioè la convinzione che questo genere abbia
una natura fondamentalmente triste.
La nostra opinione è al contrario che il tango non sia nella sostanza più malinconico di quanto non lo sia la vita stessa, contenendone in verità tutte, ma proprio tutte le sfumature, compresa la gioia, l’umorismo e la voglia di giocare. Pensiamo anzi che consista precisamente in ciò la caratteristica che rende davvero grande e universale la sua poesia: l’essere in grado di riflettere e interpretare l’esistenza umana non solamente nei suoi apetti di penombra, ma in tutta la sua ricca, vastissima ed inesauribile complessità.
Bene, ora per alleggerire un po' i toni e in sintonia con quanto detto fin qui concludiamo giocando un po’ anche noi e proponendovi come al solito un indovinello dei nostri: se ascoltate con attenzione questo tango di Fresedo, verso la fine del brano potrete sentire una voce maschile ripetere: “Campana! …Campana! ” . Qualcuno di voi sa dirci che cosa significa questa parola nel contesto di questo tango?
Vi confessiamo che nel formulare questo quiz ci stiamo divertendo come dei matti pure noi, mentre ce la ridiamo sotto ai baffi, e immaginiamo che nel frattempo se la stia ridendo anche l’amico Gino, il cui sentire sul tango così spesso coincide col nostro e che ringraziamo di cuore per averci offerto questo spunto di riflessione.
Sempre dalla penna di Gino, per approfondire il tema delle origini del tango che abbiamo affrontato qui con voi alcune settimane fa, vi consigliamo di leggere "Tango postribolario" e "Fu Parigi a nobilitare il Tango?" che potete entrambi trovare tra le Chiacchiere al café di FAItango.
Infine un grazie a Katia, che con le sue insostituibili doti di “ricercatrice” - in tutti i sensi ;-) - è riuscita a scovare la registrazione originale che vi abbiamo proposto all’inizio del post e che mettiamo QUI a disposizione di tutti gli appassionati come noi.
Cosa diavolo ci fa Louis Armstrong in un blog di tango ?
Siamo improvvisamente impazziti?
Come? … Che fossimo pazzi era chiaro già da diverso tempo, dite… ?
Beh, ormai vi è chiaro anche che non ci è facile resistere a lungo al gusto degli indovinelli, quindi vi toccherà anche questa volta: ascoltatevi il brano che segue e cercate di venirne a capo.
Vi ricorda qualcosa?
E facile, anzi, è facilissimo: ormai, del resto, dovreste anche ben sapere che procediamo sempre per associazione di idee... ! ;-)
Buon divertimento.
KISS OF FIRE
interpreta: Louis Armstrong
Se questo pezzo vi è particolarmente piaciuto, cliccate sul faccione del vecchioi Louis,
per applaudire, e forse lui… vi ringrazierà! ;-)
L'alta società di Buenos Aires all'ippodromo di Palermo, nel 1903
A proposito di censura nel tango: ci è capitata recentemente tra le mani un’interessantissima raccolta di registrazioni di tanghi, realizzate nella prima decade del secolo scorso da alcune tra le più importanti bande musicali agentine dell’epoca. Tra queste, la Banda della Polizia di Buenos Aires, della quale vogliamo farvi ascoltare qui EL CHOCLO, in un’esecuzione che data tra il 1907 e il 1909.
Allegato all’album c’era anche un libretto con alcune acutissime ossservazioni di Roberto Daus: siccome le troviamo molto istruttive ve ne proponiamo qui un estratto che riassume i punti salienti del suo pensiero. A grandi linee Daus dice così:
“L’abitudine di attribuire al tango un’origine postribolare e delittuosa è una delle teorie, per quanto poco documentata, più utilizzate dagli storici di questo genere artistico.
Ma il tango era davvero, ai suoi inizi, circoscritto solo agli ambienti marginali? E veramente era, in alcuni casi, addirittura proibito a causa di questa sua supposta origine equivoca ?
Sembrerebbe davvero poco credibile questa presunta marginalità e persecuzione, quando proprio la Banda della Polizia di Buenos Aires, già nel 1907, non solo lo aveva nel proprio repertorio abituale e lo interpretava, si suppone, alle feste degli organi ufficiali e rappresentativi della collettività, ma addirittura lo registrava.
Ciò non contraddice certo il rifiuto che il tango provocò verosimilmente in alcuni ambienti aristocratici e malpensanti dell’epoca, ma una cosa è il disprezzo delle élites e un’altra cosa, molto diversa, è la concreta emarginazione sociale e laproibizione ufficiale: con questo argomento si rischia infatti di travisare l’autentico spirito di un genere nato dal talento e dal valore di uomini e donne che, pur provenendo dal popolo semplice, concentrarono tutti i loro sforzi nel consolidamento di un elemento culturale di prim’ordine all’interno del proprio contorno sociale. Nel tango si agglutinarono infatti mirabilmente la musica, la poesia e la danza in un perfetto equilibrio e senza il predominio di nessuna di queste tre componenti sulle altre due: pochi esempi di espressione popolare possono vantare questa armoniosa varietà artistica, che rese questo genere l'espressione culturale più importante prodotta dall’Argentina, diffusasi poi in tutto il mondo
a partire dalla prima decade del secolo XX. “
Beh, cosa ne pensate? :)
EL CHOCLO, tango
Banda de la Policía de Buenos Aires, 1907/1909
La Banda Sinfonica di Buenos Aires, nel 1910 circa
(Dedichiamo questo post al nostro amico Matteo!) ;)
Durante la dittatura di Ramirez, che in Argentina seguì al golpe del 4 giugno 1943, l’allora ministro della giustizia e istruzione, Zuviría, creò una commissione incaricata di salvaguardare la purezza della lingua, che aveva tra i suoi obiettivi
la soppressione del lunfardo.
Pare abbastanza certo che una qualche tendenza censoria fosse cominciata già prima del golpe; quel che è sicuro, comunque, è che intorno a quel periodo venne proibita la diffusione per radio di testi contenenti termini in lunfardo, ma anche espessioni che alludevano a una critica sociale o che menzionavano comportamenti considerati sconvenienti, peccaminosi, o destabilizzanti. I parolieri delle canzoni dovettero in gran fretta modificare i loro versi per adattarli alla pignoleria bigotta dell’ufficio “Radiocomunicaciones”, che applicava concretamente la censura per mezzo del sigillo “Aprobado por Radiocomunicaciones para su libre difusión", senza il quale nulla poteva essere trasmesso.
Questa situazione diede origine a modifiche nei testi dei tanghi che ne alterarono in maniera spesso ridicola lo spirito e il senso autentico, arrivando in certi casi fino a vere e proprie parodie del testo originale.
Acuni esempi di questa censura: il tango “De barro” (di Piana-Manzi), proibito perché tra le sue parole compariva il termine “pucho”, scambiato per lunfardo e in realtà inoffensivo vocabolo Quechua; il tango “Tal vez será mi alcohol” (di Demare-Manzi), rinominato “Tal vez será tu voz”; il tango “Susheta” (di Cobián-Cadícamo), ribattezzato “El aristócrata”. “Chiqué” fu precisamente uno di questi tanghi, ma la traduzione che se ne fece ne alterò del tutto il senso: dire “chiqué” non è lo stesso che dire “chic” e in francese come in lunfardo significa piuttosto “ostentazione di eleganza”, “darsi delle arie”
(fare lo… “sciccoso”, … o lo “smorfioso”, ha suggerito qualcuno di voi), oppure “bluffare”,
ma tutto ciò fu trasformato in un innocuo, inespressivo e del tutto impreciso “elegante”.
Questa situazione, comunque, terminò con il successivo governo di Juan Domingo Perón, quando dodici poeti e musicisti (guidati da Homero Manzi: Aníbal Troillo, Francisco Canaro, Enrique Cadicamo, Luís Rubinstein, Rodolfo Sciammarella, Alberto Vaccarezza, Enrique Maroni, Santiago Adamini, Lito Bayardo, Juan Perez de la Riestra, José Razzano) chiesero udienza al presidente, il quale diede ascolto alle loro rimostranze e accolse la richiesta di revoca della censura.
C’è un aneddoto che racconta che Enrique Cadícamo, quando fu convocato dal funzionario che gli contestò alcuni problemi nel testo di “Los mareados”, si sia messo immediatamente alla macchina da scrivere per buttar giù alcune strofe che sottopose poi al censore chiedendogli: “Così le piace?” “Si, così è meglio” rispose quello. Al ché Cadícamo stracciò il foglio in mille pezzi sbottando: “Beh, sappia che questa è una porcheria!”
Un’altra storia quasi identica si racconta di Homero Expósito, che isieme a Domingo Federico si era presentato all’ufficio “Radiocomunicaciones” per sapere come mai il suo successo “Percal”, fosse stato proibito dalla censura. Il funzionario sulle prime tergiversò, dicendogli che la composizione non aveva metrica: “Prima una parola, poi tre…” lamentava quello, al ché Expósito rispose “Io scrivo sulla melodia… quante parole vuole che scriva su due note?” Ma poiché il funzionario era irremovibile e menzionava infine i problemi reali, connessi al contenuto romanticamente inquietante della canzone, anche Expósito si sedette alla macchina da scrivere, buttò giù qualche strofa e davanti al censore che approvava la nuova versione, esattamente come Manzi fece a pezzi il foglio, sbottando alla stessa maniera: “Ma così è diventato una schifezza!”
Se queste due storielle siano vere, oppure no, poco importa: disegnano bene un’epoca e i suoi personaggi e a noi... diverte tanto raccontarle... !
(Ah! ... Buon San Valentino!) :-)
PERCAL (D. Federico- H. Expósito)
suona: Miguel Caló y su orquesta
canta: Alberto Podestá
Ventidue anni orsono, il 18 Novembre del 1984, moriva Osvaldo Fresedo, uno dei massimi esponenti della storia musicale del tango, al quale, esaudendo il desiderio del nostro amico Felipe,
rendiamo qui omaggio.
Fresedo se ne andava dopo una carriera artistica lunghissima, di oltre settant’anni, durante la quale suonò con figure fondamentali, quali Cobián
e De Caro, contribuendo con essi in maniera determinante a quell’evoluzione dello stile che segnò il passaggio
tra “vecchia”e “nuova guardia”.
Con i suoi arrangiamenti eleganti, che seppero
accompagnare anche la voce di Gardel e
che fecero apprezzare alle classi agiate il sentimento
popolare del tango, influenzò moltissimo Carlos di Sarli, che in gioventù aveva fatto parte
di una delle sue orchestre.
Fresedo amava la sperimentazione: ebbe l’audacia di introdurre nelle sue formazioni strumenti inconsueti per un'orchestra tanguera, come l’arpa, il vibrafono, la batteria e fu tra i primi ad includere nel suo repertorio temi di avanguardia, come quelli composti da Piazzolla, mentre nel 1956 registrò due dischi con il trombettista jazz Dizzy Gillespie.
Ciò che però forse molti non conoscono è la passione che Fresedo aveva per l’aviazione: ottenne il suo brevetto di pilota nel 1923 e nello stesso anno registrò il tango: “La Ratona”, dedicato al suo istruttore di volo Eduardo Olivero e al suo aereo, che portava quel nome. Un altro tango composto da Fresedo e dedicato
“A los soñadores del aire”,
fu: “Desde las nubes”, che fu cantato per la prima
volta da Azucena Maizani per il ballo degli aviatori al Teatro Ópera.
Ci sarebbe piaciuto farvi ascoltare
proprio uno di questi tanghi, ma non
siamo riusciti a trovarne una copia (qualcuno di voi, lettori, li ha?).
In alternativa abbiamo dunque deciso di allietarvi con “EL ONCE”, uno tra i brani più belli di Fresedo, in questa versione che troviamo interessante per la particolare evidenza del vibrafono e della batteria all’interno dell'orchestra. Aguzzate l’udito e gustatevi questa sonorità decisamente inconsueta, mentre cercate di scoprire quale sia Fresedo, tra i quattro curiosi personaggi raffigurati nella foto qui a fianco. ;-)
EL ONCE, di Osvaldo Fresedo
suona: Osvaldo Fresedo y su orquesta
SORPRESA:
la nostra amica Katia, ballerina e musicalizadora che ci legge dall'Australia,
ha trovato LA RATONA! Come abbia fatto non lo sappiamo, comunque, a giudicare dalla qualità dell'audio e dal "friggere" del disco, si direbbe trattarsi proprio della registrazione originale del 1923, quella di cui si parlava più sopra.
Davvero molto interessante, grazie di cuore Katia! :-)
LA RATONA, di Osvaldo Fresedo
Suona: Osvaldo Fresedo
COMME IL FAUT, Tango Juan D'Arienzo y su orquesta, 1936
Dopo le interpretazioni di Troilo e Tanturi - che immaginiamo avrete ascoltato fino allo sfinimento provando a indagarne affinità e differenze ;)) - ecco ancora “Comme il faut”, ma nelle esecuzioni di Juan D’Arienzo e Carlos Di Sarli: di quest’ultimo, addirittura, tre differenti registrazioni, distanti qualche anno l’una dall’altra.
Ascoltando si scoprono tutte le variazioni che uno stesso brano è capace di produrre a seconda di chi lo interpreta o del periodo in cui viene eseguito. È interessante confrontare le differenti strumentazioni: nel tango l’aspetto dell’arrangiamento è di fondamentale
importanza nella definizione di un brano, tanto che spesso l’autore passa in seconda linea
rispetto all’interprete e si parla di questo o di quel pezzo quasi sempre in relazione all’orchestra che lo esegue.Anche la data di esecuzione ha un peso, sia per via del variare dello stile nelle diverse epoche, che per l’evolversi dei sistemi di registrazione.
Non addentriamoci in particolari teorici e tecnici, però, e godiamoci la musica, diteci: qual è, tra tutte, l’esecuzione che preferite? :-)
COMME IL FAUT, Tango, Carlos Di Sarli y su orquesta
1947 1951 1955
(Ringraziamo l’amico Roberto Poretto per la ricerca sulle incisioni di Carlos Di Sarli nelle diverse epoche, ricerca che volentieri utilizziamo qui e che ha ispirato questo post.)
Ma chi è Don Chicho? E la Mignón? Don Bosco pensiamo di conoscerlo, Carnera anche, forse, ma San Martín?
In "Cambalache" Discépolo nomina tutta una serie di figure umane: sono personaggi tra loro contrastanti, alcuni universlmente noti ed altri molto meno conosciuti ai giorni nostri ed in altre latitudini, ma di attualtà in Argentina all’inizio della decade del ’30. Il nostro "Discepolín" li cita mescolandoli tra loro volutamente e senza alcun ordine, ad evocazione della confusione sociale ed etica imperversante all’epoca (ma non solo).
Eccoli:
maquiavelos: nel contesto del registro colloquiale del testo (“málda”, “igualao”, “vamo”), coi suoi molti “lunfardismi” (“gil”, “chorro”, “labure”), è chiaro come qui ci si riferisca non tanto al Nicola Machiavelli letterato e funzionario cinquecentesco, autore de “Il Pricipe”, quanto all’accezione più consuetamente popolare di: “persona furba e calcolatrice”.
Stavisky: Alexander Stavisky, truffatore internazionale che nel 1933 organizzò una gigantesca frode falsificando i titoli del Crédito Municipal di Bayona.
Don Bosco: il noto fondatore dei Salesiani, qui citato ad emblema della santità e di un’esistenza votata all’altruismo.
La Mignón: dal francese “mignonne”, che significa “graziosa”, “amata”, “prediletta”, ma anche “amante”. È con quest’ultimo significato che qui Discépolo usa il termine: come sinonimo di “mantenuta”, appunto.
Don Chicho: soprannome di Juan Galiffi, capo della mafia argentina, che fu incriminato, arrestato e processato nel 1932.
Carnera: il famoso pugile italiano, Primo Carnera, detentore del titolo di campione dei pesi massimi proprio negli anni ’30.
San Martín: José de San Martín, generale e politico argentino che concepì e mise in atto il piano dell’indipendenza dell’Argentina, del Chile e del Perù, nel quadro dell’emancipazione del continente sudamericano.
Napoleón: insieme a San Martín, questo personaggio storico universalmente conosciuto per le sue imprese militari viene intenzionalmente mescolato, da Discépolo, agli altri, più effimeri, ”eroi” da rotocalco sportivo o sensazionalista.