Lo amavamo già questo tango, che nella versione di Héctor Varela era nel nostro repertorio di qualche anno fa, ma non lo conoscevamo ancora nell’interpretazione originale e decisamente singolare
del suo stesso autore: Osvaldo Fresedo.
Quando l’amico
Gino ce ne ha suggerito l’ascolto ce ne siamo innamorati subito e ora lo proponiamo anche a voi, perché possiate gustarvelo facendovi coinvolgere insieme a noi dal suo bel clima giocoso, che è lo stesso che presumibilmente animava anche l’orchestra di Fresedo mentre lo suonava.

Bisogna comunque dire che, soprattutto tra i brani registrati intorno agli anni ’20, non è affatto raro incontrare di questi tanghi in cui si scoprono mescolati qua e là tra le note rumori vari, parole o brevi frasi, a volte anche improvvisate e senza alcun senso, ma sempre con un chiaro gusto dello scherzo e del gioco; e questo ci fa percepire in maniera del tutto immediata quanto i musicisti, trovandosi insieme a suonare, spesso e fondamentalmente si divertissero.
Tutto ciò va ad intaccare un’altra idea molto diffusa e un po’ abusata del tango, dopo quella a proposito delle sue presunte origini neglette, di cui parlavamo non molto tempo fa, e cioè la convinzione che questo genere abbia
una
natura fondamentalmente triste.
La nostra opinione è al contrario che il tango non sia nella sostanza più malinconico di quanto non lo sia la vita stessa, contenendone in verità tutte, ma proprio tutte le sfumature, compresa la gioia, l’umorismo e la voglia di giocare. Pensiamo anzi che consista precisamente in ciò la caratteristica che rende davvero grande e universale la sua poesia: l’essere in grado di riflettere e interpretare l’esistenza umana non solamente nei suoi apetti di penombra, ma in tutta la sua ricca, vastissima ed inesauribile complessità.

Bene, ora per alleggerire un po' i toni e in sintonia con quanto detto fin qui concludiamo giocando un po’ anche noi e proponendovi come al solito un
indovinello dei nostri: se ascoltate con attenzione questo tango di Fresedo, verso la fine del brano potrete sentire una voce maschile ripetere: “
Campana! …Campana! ” . Qualcuno di voi sa dirci che cosa significa questa parola nel contesto di questo tango?
Vi confessiamo che nel formulare questo quiz ci stiamo divertendo come dei matti pure noi, mentre ce la ridiamo sotto ai baffi, e immaginiamo che nel frattempo se la stia ridendo anche l’amico
Gino, il cui sentire sul tango così spesso
coincide col nostro e che ringraziamo di cuore per averci offerto questo spunto di riflessione.
Sempre dalla penna di
Gino, per approfondire il
tema delle origini del tango che abbiamo affrontato qui con voi alcune settimane fa, vi consigliamo di leggere
"Tango postribolario" e
"Fu Parigi a nobilitare il Tango?" che potete entrambi trovare tra le
Chiacchiere al café di
FAItango.
Infine un grazie a
Katia, che con le sue insostituibili doti di “
ricercatrice” - in tutti i sensi ;-) - è riuscita a scovare la registrazione originale che vi abbiamo proposto all’inizio del post e che mettiamo
QUI a disposizione di tutti gli appassionati come noi.
A presto!