Questo spazio è per perdersi in chiacchiere: come attorno al tavolo, quando la cena non vuole saperne di concludersi perchè un discorso tira l'altro e gli amici ci rallegrano il cuore. È per perdersi in chiacchere di tango: quello danzato, ma anche quello suonato, ascoltato, scritto, letto, guardato, sognato, vissuto e raccontato. Vorremmo discorrerne qui senza fretta, che è la nemica di ogni approfondimento e di ogni approccio divertente alle cose, per scoprirne con voi soprattutto gli aspetti curiosi ed insoliti, e parlandone in modo leggero e giocoso (ma non superficiale).
Ci eravamo accomiatati da voi con la musica di De Angelis ed ecco che con un’altra
sua bellissima interpretazione ci ritroviamo.
È PAVADITA, uno dei nostri tanghi preferiti.
Si racconta che Anselmo Aieta abbia composto questo brano quasi per caso, giocherellando con il suo bandoneón in un caffé vicino a casa, dove si rifugiava a provare quando sua moglie era stufa di sentirlo suonare e si dice che un suo amico, colpito dalla singolarità di quella musica, lo pregò di suonarla di nuovo, domandandogli se fosse in grado di riprodurla uguale. “Certo che posso risuonartela” rispose Aieta, e senza dare nessuna importanza alla bellezza del motivo: “... è solo una ‘sciocchezza’ !"
(una ‘pavadita’, appunto).
E PAVADITA rimase il nome di questa magnifica composizione.
Che sia di buon auspicio per l’anno che ci aspetta; che lo colori per voi e per noi con le sue note piene di energia, ma anche piene di dolcezza, di ottimismo e di attesa, di speranza e di soluzioni improvvise e inaspettate: tutto insieme.
Ben ritrovati, amici!
Anselmo Aieta
PAVADITA, tango (A. Aieta)
interpreta: Alfredo De Angelis y su orquesta, 1958