

Ecco come mai i due tanghi di cui parlavamo nei giorni scorsi sono così simili, anzi, quasi uguali…
Correva l’anno 1907 e per i "cafetini" della provincia di Buenos Aires due ragazzi appena adolescenti giravano e si esibivano suonando insieme la chitarra. Proprio in quel periodo i due composero, insieme, il loro primo tango: erano Eduardo Arolas, quindicenne, e il suo amico e socio Rafael Iriarte, che aveva allora diciassette anni.
Arolas ne scrisse la prima parte e Iriarte la seconda, ma nessuno dei due si preoccupò di formalizzare la paternità della composizione, che per quel che ne sappiamo rimase al momento senza un titolo vero e proprio.
Questo tango fu dunque quasi dimenticato fino a diversi anni dopo, quando il fratello di Arolas, José, meno creativamente dotato di Eduardo, ma decisamente più fornito di lui quanto a senso pratico, decise di pubblicare presso un editore musicale tutti i tanghi composti fino ad allora dal fratello, il quale era nel frattempo diventato conosciutissimo
e si trovava in quel mentre a Parigi.
Tra i suoi fogli ne trovò anche uno che portava la scritta: “
como debe ser”. Era proprio il tango di cui stiamo parlando noi ora, il suo primissimo tango, quello composto insieme ad Iriarte, ma José Arolas non poteva saperlo e lo fece pubblicare con tutti gli altri, dandogli il titolo di “
Comme il faut”, traduzione francese (forse omaggio al soggiorno parigino del fratello) di quel “como debe ser” che aveva trovato appuntato sulla partitura manoscritta.
La composizione conobbe dunque la sua prima fama con questo titolo.
Circa una decina di anni dopo, quando la meteora Arolas aveva già concluso la sua abbagliante traiettoria creativa, morendo giovanissimo, il meno noto
ma più longevo Iriarte volle a ragione sfruttare a sua volta la propria quota di paternità in quel primogenito tango. Oramai era però un tantino tardi per aggiungere il proprio nome di autore a fianco di quello dell'amico e fu così che Rafael decise di pubblicare una propria personale versione
dello stesso pezzo


presso un altro editore, usando necessariamente un titolo diverso: “
Comparsa Criolla”.
È appunto quest’ultima edizione, con questo nuovo titolo, quella che Tanturi utilizzò per l’esecuzione con la propria orchestra in sala di incisione.
La versione di Arolas, quella più nota, fu invece utilizzata per le registrazioni
di Troilo, Di Sarli e D’Arienzo.
Ecco com’è che andò.